Come nasce un mito


Ore 10:30 è la ricreazione, come a scuola suonava la campanella, qui nell'ambiente del posto fisso scatta la pausa caffè.
Memore della conversazione avuta con i colleghi pochi giorni fa e complice la temperatura abbastanza mite di questi giorni ancora incerti, mi permetto di tirare fuori un giacchetto a me particolarmente caro, preso in Austria (ovviamente come da foto).
Andiamo dunque al bar interno e fatto lo scontrino vado a fare la fila al bancone.
Mentre aspetto mi stringe il braccio un uomo alla mia destra e mi fa:
-Questa giacca l'hai presa a Klagenfurt?
Avendo già detto Klagenfurt ha guadagnato in un attimo tutta la mia attenzione
- Si
rispondo io.
- Ma la indossi con una giusta causa o l'hai comprata così tanto per?
Ammetto di aver cambiato per una frazione di secondo espressione nel guardarlo, poi con la giusta cordialità (ma soltanto per aver dimostrato pochi attimi prima di conoscere l'argomento nominando Klagenfurt) gli accenno di averla comprata (la giacca) e fatta (la gara) nell'ormai lontano 2013 e dopo un 'grande' detto in modo molto scontato mi racconta ovviamente di lui e dei suoi olimpici.
Devo dire che l'ho ascoltato molto volentieri, dopo anni è la prima volta che mi capita di parlare con uno sconosciuto di triathlon sul posto di lavoro, ma soprattutto con uno sconosciuto che sa di cosa stiamo parlando.
Poi ad un certo punto mi chiede:
- E quanto ci hai messo? 12 ...13 ore?
...secondo voi, quanto posso avergli detto di averla chiusa 😏

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